elezioni 2024

di Luigi Borgo
25 Gennaio 2024

Discorso delle Primarie

L’Assemblea dei Soci e Sostenitori di una nuova stagione ha scelto all’unanimità Luigi Borgo candidato sindaco per le elezioni amministrative 2024.​
Di seguito pubblichiamo il suo discorso.

Il Candidato Sindaco di una nuova stagione Luigi Borgo nel corso dell'Assemblea dei Soci e Sostenitori - Giovedì 25 Gennaio 2024

Più di altre, la scelta di propormi a candidato sindaco della mia città è una combinazione di motivazioni soggettive, personali – per cui mi scuserete se parlo un po’ di me – e di motivazioni oggettive, legate al nostro tempo e al nostro territorio.

La scelta, quella intima, di propormi la si deve essenzialmente ai miei Maestri, a coloro che hanno segnato la mia crescita e la mia formazione, al punto che non sarei quello che sono senza il loro insegnamento.

Se c’è un filo che nella loro diversità li accomuna, è proprio quello che tutti sono stati e sono persone che hanno amato profondamente la propria città, dedicando a essa la gran parte dei loro pensieri e del loro impegno nel ricoprire cariche amministrative.

Dovrei elencarli tutti, ma mi limito a tre che oggi non ci sono più. Il primo è l’autore sulla cui opera ho scritto la mia tesi di laurea in letteratura a Padova e a cui ho dedicato, a laurea conseguita, dieci anni di studio. Egli ha scritto un trattato politico, è stato priore di Firenze nell’anno 1300 e nei primi 9 versi del XXV canto del Paradiso rivela, anzi confessa che la ragione prima della sua vita dedicata alla poesia è stata quella di poter esser riaccolto nella sua città dalla quale era stato esiliato. Il secondo e il terzo erano i miei due zii. Precisamente lo zio di mio padre, Sergio Perin, primo sindaco di Valdagno liberata dopo la fine della seconda guerra mondiale, e di mia madre, Franco Meneguzzo, pittore, legatissimo a Valdagno, le cui “Marane” danno un significato speciale alla sala della Giunta del comune di Valdagno. Alla tavola dei miei nonni, nella casa nel cuore di Valdagno, c’era un solo tema: Valdagno.

Sono cresciuto ascoltando quei discorsi, mi sono formato studiando il poeta più politico, nel senso alto del termine, di ogni altro e ancor oggi ho amici-maestri che sono stati sindaci e assessori del nostro comune. La loro lezione è la ragione soggettiva della mia scelta.

La ragione altra, quella oggettiva, è che oggi Valdagno ha necessità di un cambio di passo, Kennedy avrebbe detto “di mutar rotta”, ma io preferisco “passo”, perché vi vedo una continuità più che una svolta. Valdagno deve diventare da città industriale, qual è stata nel secolo scorso, a città industriosa. Mi spiego con un breve aneddoto. Qualche anno fa il professor Giuliano Menato, insegnante prima dell’istituto tecnico e poi del liceo, conosciutissimo quanto stimatissimo in città, mi ha chiesto di scrivere l’introduzione a un libro che ricostruisce i suoi 50 anni di critico militante. Quel testo contiene un passaggio significativo su quanto sto dicendo. Vi si racconta che il giovane Menato, residente a Montecchio, a metà strada circa tra Vicenza e Valdagno, decide che sia Valdagno la città in cui realizzare la propria affermazione professionale, preferendola al capoluogo provinciale. Negli anni Sessanta Valdagno in effetti era scelta dai giovani. Molti vi venivano per la sua natura di città industriale, ma già alcuni, e tra questi Menato, per il suo potenziale di città industriosa. Dove, cioè, i primi trovavano impiego nella grande fabbrica di tessuti, Menato vi incontra l’artista, Vittorio Matino, dal quale avranno inizio i suoi cinquanta e più anni di critico d’arte. Queste occasioni sono ciò che si intende per “città industriosa” e tracce potenti di questo carattere della nostra città ci sono ancora oggi. Viene a Valdagno chi cerca una buona bottiglia di vino grazie agli eccellenti viticultori locali; viene a Valdagno chi vuole una casa in un parco di sequoie; viene a Valdagno chi vuole pubblicare un libro ben fatto; viene a Valdagno chi vuole mangiare una buona crepes o un buon hamburger; viene a Valdagno chi cerca una struttura per i propri anziani o per persone con difficoltà. Ecco, questa è la Valdagno industriosa che intendo; questa è l’industriosità che va favorita e sempre più sviluppata nel prossimo futuro.Se, quindi, la grande fabbrica ha reso Valdagno una tra le prime città industriali del Nordest, e questo primariato ci ha insegnato, appunto prima di altri, a “lavorare per il mondo”, con la qualità che è richiesta dal mondo, oggi la sua eredità è quella di “farci pensare al mondo” con l’apertura di visione che il mondo offre. Ancora una volta, prima di altri, dobbiamo capire e sfruttare questo vantaggio.

E così fare di Valdagno quello che si dice uno stato nascente. Dove tutto cresce, tutto con positività viene accolto e favorito nella sua realizzazione. Un caro amico che non c’è più, un altro tra i mei Maestri, l’architetto Giorgio Guasina di Recoaro, già, appunto, vicesindaco del paese, mi diceva che nella sua mente erano rimasti indelebili i tanti cantieri della Città sociale che vedeva mentre da Recoaro andava a scuola a Valdagno. Quei cantieri di una città nuova con nuove forme lo avevano fatto innamorare dell’architettura. Dobbiamo ricreare quella positiva energia, fare in modo che nel cielo sopra Valdagno aleggi una metafisica influente che sappia stimolare tutti noi e soprattutto i nostri giovani allo studio, all’impegno, alla ricerca autentica del miglioramento di sé.

Se queste sono le ragioni personali e oggettive della mia candidatura, ci sono alcuni punti del Manifesto della Nuova Stagione che sento particolarmente miei e che desidero con voi approfondire.

Cambio generazionale. Non lo intendo, rottamiamo i vecchi e diamo spazio ai giovani. Niente di tutto ciò. Anzi, in cuor mio, mi piacerebbe istituire un Senato Valdagnese, in cui le menti sagge, le perone d’esperienza della nostra comunità possano dare un contributo di confronto alto nelle scelte più difficili che si presenteranno. Il cambio generazionale per me è il contrario di quanto comunemente si intende, perché esso è il traguardo massimo che consegue chi ha ben amministrato. Solo chi ha fatto bene, può dire serenamente: avanti i prossimi! Ho sempre detto, che farò il presidente del Collegio Veneto dei Maestri di sci per due mandati e non di più. Nel primo di questi mandati ho acquistato e ristrutturato La Casa dei Maestri senza un soldo pubblico e senza aumentare di un euro la quota d’iscrizione dei maestri.

Insomma, a costo zero i maestri di sci del Veneto oggi sono proprietari di un bene che vale quasi un milione di euro; un bene prestigioso per essere stata la prima sala culturale della città di Belluno, in cui hanno parlato da Rita Levi Montalcini a Romano Prodi, da Zanzotto a Rigoni Stern. (Vi invito ad andare a vederla sul sito quanto essa è bella). Nessun altro Collegio regionale d’Italia che non sia di una regione o provincia autonoma ha una sede di proprietà. E, comunque, nessuno ce l’ha così prestigiosa e così bella!

Come ci si è riusciti? Con un direttivo che è stato una squadra. Con la parsimonia, che come diceva il poeta di Chiampo, è sorella della ricchezza. Alla luce di ciò e considerando che il mio predecessore è rimasto in carica per 25 anni, potrei rimanere presidente chissà per quanto. Ma sarebbe una sconfitta!

Significherebbe che l’ente che ho governato dipende da me. Che io sono più importante di esso. Cosa che non è così perché non può essere così, dato che il Collegio Maestri esisterà finché ci saranno i Maestri mentre nessun uomo è eterno. Dunque chi ha lavorato bene, lascia un bene che deve funzionare anche con la direzione di altri. Questo vale per le aziende, per i comuni. Il cambio generazionale è un traguardo che premia l’amministrazione uscente. Sempre.

Civismo. E’ il punto d’Archimede della nostra associazione, quello su cui tutto si regge. E per capirne il significato autentico dobbiamo distinguere tra due concetti: quello di “popolo” e quello di “popolazione”.

Il popolo indica una collettività che si riconosce in una lingua e in una cultura. È quindi corretto parlare di popolo italiano. La popolazione indica una collettività che vive in un dato territorio e condivide una data tradizione. È corretto quindi parlare di popolazione valdagnese.

Un popolo, perché depositario di una cultura, ha una propria visione ideale del mondo. Essa può credere nel valore primario dell’uguaglianza e definirsi di sinistra; essa può credere nel valore primario della libertà e definirsi di destra. Azzardando una sintesi estrema, la dialettica tra uguaglianza e libertà è ciò che alimenta il pensiero politico di un popolo.

Una popolazione ha interesse per il proprio territorio, per la sua prosperità, per il benessere delle persone che vi risiedono. Libertà e uguaglianza non si oppongono ma convivono. Come accade nello sport, dovealla partenza di una qualsiasi gara tutti sono uguali a tutti, ma, una volta partiti, tutti devono essere liberi di esprimere i propri talenti.

Questa è la ragione del nostro civismo. Lavorare per il territorio con una visione aperta, inclusiva di tutte le intelligenze della popolazione al punto che sarebbe opportuno nominare nel ruolo di presidente del Consiglio comunale un esponente della parte minoritaria dello stesso consiglio comunale e che il consiglio comunale fosse uno strumento vivo e propositivo della politica cittadina in cui le buone idee possano trovare accoglienza e pubblico riconoscimento senza distinzioni di parte.

Territorio. Valdagno è una città di valle al termine della quale vi è una corona di montagne, Le piccole Dolomiti, che la rendono unica. Una città al centro di una navata al termine della quale vi è un abside roccioso. Non ce ne sono di simili nel vicentino. Rare ve ne sono altrove. Le nostre oltre 200 contrade sono punti panoramici l’uno diverso dall’altro, l’uno più bello dell’altro. A esse va la nostra attenzione. Si sa che le cosiddette terre alte da anni stanno subendo un forte spopolamento. Questo si verifica nel bellunese, ma anche in Alto Adige e in Valle d’Aosta. Unica eccezione, da alcuni anni a questa parte, è il Trentino. La formula che hanno adottato non è solo quella dei servizi, nessuna terra alta potrà mai avere i servizi di una città di pianura, ma è quella dei servizi necessari abbinati alla cura del territorio. Servizi, quindi, e bellezza del luogo: questo è il connubio vincente, quello che rende una terra alta più attrattiva di una città. Bellezza che nasce dal semplice tenere curati i prati, i boschi, le aree abitative. Dobbiamo investire nella cultura della cura, nella consapevolezza che l’ordine è già la prima forma di bellezza.

La squadra. Ho sempre creduto nel concetto e nel valore di squadra. Tanto che nel propormi a candidato sindaco ho chiesto alle quattro squadre di cui faccio parte, se condividevano e sostenevano la mia intenzione. Così, innanzitutto, ho chiesto l’approvazione della mia famiglia, che è la mia prima squadra, e poi ai componenti della squadra che lavora nella mia azienda e di quella che lavora nel Collegio regionale e nazionale che presiedo, infine ho chiesto a cinque amici se erano disposti a fare squadra con me per Valdagno.

Con tutti i loro entusiasti “sì”, chiedo questa sera il Vostro che fate parte della squadra di Una nuova stagione per la mia candidatura a sindaco della città in cui sono nato e in cui vivo.

Luigi Borgo

58 anni, è il Candidato Sindaco di una nuova stagione.
Imprenditore ed editore laureato in Lettere, titolare assieme alla moglie Laura della Tipografia Danzo e Presidente del Collegio Nazionale dei Maestri di Sci.

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